Introduzione

Andrè Malraux, celebre romanziere francese e un tempo ministro della cultura in Francia, ha detto che il XXI secolo sarà spirituale, o non lo sarà affatto.
Io penso che lo stesso concetto sia valido anche per la medicina. Dicendo spirituale non mi riferisco alla religione:
Gordon Alport, uno psicologo americano delle religioni, distingue fra religione ‘intrinseca’ e ‘estrinseca’. Usare la religione estrinseca vuol dire cercare nella religione altri scopi, per esempio politici, come una maggiore visibilità durante le elezioni, etc. Vivere la religione intrinseca vuol dire armonizzare la propria vita con i precetti del bene assoluto; che si chiami Dio o no, non ha importanza. Secondo Alport, la salute mentale si correla positivamente con la religione intrinseca. Per chiarire i termini, quando mi riferisco alla spiritualità, mi riferisco a quello che Alport intende per religione intrinseca, perché solo la vera spiritualità può portare alla guarigione. Ugualmente quando dico preghiera non mi riferisco a rituali o dogmi teologici, ma alla profonda espressione delle nostre necessità intime. Possiamo non accorgerci ma noi, in questa ottica, preghiamo continuamente. E se la nostra mente dialoga continuamente con sé stessa, perché non trasformare questo monologo da un caotico cumulo di pensieri negativi, contraddittori e impregnati di frustrazioni, in un consapevole monologo di verità, serenità e gioia?.
Il dottor David E. Bresler di Los Angeles, autore del libro ‘Free yourself from Pain’ (Simon and Schuster, 1979), parlando delle endorfine che si comportano come delle vere morfine prodotte dal nostro corpo, dice che ‘parlando’ con il nostro corpo possiamo imparare a controllare il rilascio di queste endorfine e di conseguenza controllare mentalmente il dolore. Egli ci spiega che questo dialogo interiore influisce sul sistema nervoso autonomo, il quale controlla le funzioni vitali come il respiro, il battito cardiaco, il movimento intestinale, etc. Siccome il sistema nervoso autonomo è collegato con la parte mentale inconscia, cioè la parte che processa le informazioni astratte e simboliche, l’unico linguaggio che esso capisce è quello dei simboli o della immaginazione. Dunque la visualizzazione è un modo di collegare la mente col corpo.
L’oncologo O.C.Simonton assieme alla moglie pratica da tempo ai pazienti malati di cancro una tecnica di visualizzazione delle difese del corpo che lottano contro la malattia. Nel Journal of Transpersonal Psychology vol. VIII, pag. 29, loro pubblicano i risultati i quali mostrano una crescita dell’aspettativa di vita in questi pazienti.
Il dottor Herbert Benson, citato nella rivista Time del giugno 1996, nell’articolo “Can prayer, health and spirituality really improve your phisical health?” afferma che focalizzando la mente su un singolo suono o immagine, si abbassano la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio e si modificano le onde cerebrali. Con la meditazione il 75% delle insonnie spariscono, il 35% delle donne con infertilità rimangano incinte, il 34% dei pazienti con dolori cronici diminuiscono il dosaggio dei loro antidolorifici.
A San Francisco, Randy Bird ha comunicato che i pazienti coronaropatici in attesa di subire un intervento di angioplastica, per i quali un gruppo di persone volontarie e sconosciute ha pregato, hanno avuto meno complicazioni dopo l’intervento e sono guarite più velocemente rispetto ad altre persone per le quali non si è pregato.
Lo psichiatra Daniel Benor, autore del libro ‘Healing research’, analizza 131 studi sulla guarigione spirituale e stabilisce che 56 presentano risultati significativi. Questi risultati sono stati ottenuti su batteri e funghi, su cellule in coltura (cellule sanguigne, tumorali, etc.), sulle piante, sugli animali e sugli esseri umani. ‘Se la guarigione spirituale fosse un farmaco, afferma, sarebbe facilmente accettata dal mondo accademico sulla base della documentazione esistente”. Benor nota che la mancanza di basi teoriche riguardo la guarigione spirituale, ha condotto molti scienziati a considerarla semplicemente un placebo. Ma chiaramente è molto di più, se non si vuol considerare che i batteri, i funghi, le cellule in coltura, le piante e gli animali sono suggestionabili.
Nell’articolo intitolato ‘The Placebo effect’’ il dottor Steven F.Brena, noto specialista americano nel campo del dolore, dice che numerosi studi hanno dimostrato che le persone che tendono a rispondere positivamente ai placebo hanno in comune uno stile di vita indipendente e con grande senso di responsabilità. Al contrario, chi non risponde al placebo, accetta meno responsabilità nella sua vita, è molto piu dipendente dagli altri ed è fissato di più sulla paura e sul dolore.
Gli studi sui placebo, lungi dall’essere futili, ci insegnano che noi possiamo, coscientemente imparare a controllare il potere della mente per migliorare la nostra salute.