Differenze fra Omeopatia e Allopatia

L’omeopatia trae il suo nome da due parole greche che significano ‘simile’ e ‘sofferenza’, proprio perché il principio su cui si basa è la legge di similitudine ‘similia similibus curantur’, (il simile venga guarito dal simile), mentre la cosiddetta medicina tradizionale occidentale è chiamata ‘allopatica’, perché cura con il contrario. Se per esempio ci rivolgiamo ad un medico ‘tradizionale’ perché soffriamo di acidità di stomaco, questo ci prescriverà un antiacido, se invece soffriamo di un’infiammazione, allora ci prescriverà un anti-infiammatorio, etc. Il medicamento allopatico non viene prescritto per aiutare l’organismo a ripristinare il suo equilibrio, ma per annullare quanto più rapidamente il sintomo di cui si lamenta il paziente, per cui ne consegue che la sua introduzione nell’organismo non fa che provocare all’organismo malato uno sforzo supplementare. Se l’omeopatia prende in considerazione la psiche e il carattere del paziente, i suoi sogni e desideri, la sua vita professionale e familiare, il suo modo di vivere e le sue abitudini quotidiane e molte altre ancora, la medicina tradizionale ignora tutto ciò che non può essere misurato o comprovato, come la fluttuazione del senso di benessere durante il giorno, con le stagioni o altri periodi di tempo, la periodicità dei sintomi, la loro lateralità, etc.
A differenza dell’omeopatia, la medicina allopatica segue un ragionamento diagnostico, per cui il medico, escludendo ogni peculiarità individuale, si sforza di arrivare alla diagnosi di una malattia, che poi si conferma con diverse specifiche indagini.
Ciò che interessa all’omeopata è esattamente il contrario, cioè tutto quello che parla dell’individualità della persona che ha di fronte e che fa di lui un caso ‘unico’ e particolare. Per esempio, se una banale influenza colpisse contemporaneamente i vari membri di una stessa famiglia, pur essendo per la medicina allopatica lo stesso tipo di malattia, per ognuno di essi si potrebbero riscontrare tipi di reazioni diverse: uno potrebbe fare la febbre con brividi, un altro presentare sudorazioni profuse o localizzate, chi potrebbe delirare a causa della febbre alta, chi presentare sintomi di strabismo con febbre, chi ancora avrebbe sete, o chi potrebbe bere solo a piccoli sorsi, etc. Ogni indizio è preziosissimo per l’omeopata, invece tutto ciò non ha alcuna importanza per la diagnosi allopatica. Se l’allopatia propone degli schemi terapeutici universali, (nel caso di influenza tutti medici allopatici prescriverebbero un antinfiammatorio, tipo l’aspirina), l’omeopatia ha per ogni paziente con la stessa diagnosi, un rimedio diverso, in funzione delle peculiarità del caso specifico. Nel campo dell’omeopatia ci sono molte possibilità di terapia per uno stesso caso, ma non per questo si deve pensare che questo possa essere un motivo per dubitare della validità dell’omeopatia. D’altra parte anche in matematica, che si dichiara scienza esatta, esiste la possibilità di più soluzioni per arrivare ad uno stesso risultato. Questa è solo una delle grandi differenze fra omeopatia e medicina allopatica, ma spiega perché il modo di giudizio statistico, tanto caro ai ricercatori allopatici, trova poca corrispondenza nell’interpretazione dei risultati della pratica omeopatica.